La riforma del lavoro in Spagna
Lo scorso 3 febbraio è stata aprrovata al termine di una sessione parlamentare piuttosto concitata (il governo di sinistra di Pedro Sánchez abbandonato, stavolta in modo piuttosto frivolo dalle sinistre indipendentiste ha convalidato il decreto approvato allà fine dell’anno scorso solo per un voto)...
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| Tipo de recurso: | artículo |
| Estado: | Versión aceptada para publicación |
| Fecha de publicación: | 2022 |
| País: | España |
| Institución: | Varias* (Consorci de Biblioteques Universitáries de Catalunya, Centre de Serveis Científics i Acadèmics de Catalunya) |
| Repositorio: | Recercat. Dipósit de la Recerca de Catalunya |
| OAI Identifier: | oai:recercat.cat:2445/226355 |
| Acceso en línea: | https://hdl.handle.net/2445/226355 |
| Access Level: | acceso abierto |
| Palabra clave: | Espanya Política social Treball Política d'ocupació Spain Social policy Labor Manpower policy |
| Sumario: | Lo scorso 3 febbraio è stata aprrovata al termine di una sessione parlamentare piuttosto concitata (il governo di sinistra di Pedro Sánchez abbandonato, stavolta in modo piuttosto frivolo dalle sinistre indipendentiste ha convalidato il decreto approvato allà fine dell’anno scorso solo per un voto) una riforma del lavoro che deroga e supera la normativa approvata nel 2012 dal governo dei popolari di Mariano Rajoy, in piena stagione di politiche dell’austerità, che nel paese iberico sono State particolarmente regressive. La norma è il frutto di un lungo e paziente lavoro di dialogo fra le parti sociali, voluto e rincorso dalla Ministra del Lavoro Yolanda Díaz, astro nascente della sinistra alternativa, che, dopo essere riuscita a far firmare a sindacati e confindustria più di dieci accordi negli ultimi due anni, ha portato a casa il risultato più ambito. |
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